Cercare l’equilibrio muovendosi: la millenaria arte del Kung Fu come elevazione dello spirito e controllo del sé

All’interno del ricchissimo patrimonio nazionale cinese, oltre alla scrittura, alla lavorazione della ceramica, alla cucina e alla Grande Muraglia, si annovera un altro importante simbolo della cultura e dell’identità di questo Paese, un’arte antichissima e preziosa, il kung fu. Questo termine, che letteralmente si traduce come “esercizio eseguito con abilità”, è utilizzato in modo generico per racchiudere un po' tutte le arti marziali tradizionali cinesi, che vengono poi contraddistinte singolarmente da espressioni specifiche come ad esempio Ch’üan Fa per il pugilato o Chung Kuo Ch’üan per la boxe cinese e così via. Sembra che la nascita delle arti marziali possa risalire all’incirca al terzo millennio a.C., durante il regno di Huang Ti, il leggendario Imperatore Giallo, considerato come una sorta di primo antenato. Ma il periodo in cui il kung fu prese realmente forma, plasmato nelle caratteristiche che sopravvivono ancora oggi, fu tra il VI e il V secolo a.C., grazie alla figura illuminata di Confucio. Filosofo cinese, la cui missione era principalmente quella di educare e forgiare uomini virtuosi, esortava i giovani, tra le varie discipline, a praticare specialmente le arti marziali, sostenendo che questa fosse l’unica strada in grado di condurre alla vera realizzazione del sé e di trasformare le persone in esseri umani completi.

brand Cina

Il kung fu nasce infatti come un esercizio del corpo e dell’anima volto proprio all’elevazione dello spirito, all’autodisciplina e all’autoefficacia. Chiunque decida quindi di apprendere l’antichissima arte del kung fu dovrà essere consapevole di dover affrontare un percorso in ascesa, una ripida scalinata fatta di tanti gradini, impegno e dedizione. Solo con la pratica quotidiana e con la guida di un sapiente maestro si potrà arrivare fino in cima, fino a comprendere il kung fu con il corpo, con la mente e con il cuore. In questo viaggio di ascesa ed elevazione dello spirito, l’obiettivo principale è infatti quello di imparare a guidare e a concentrare la nostra energia interna, il nostro potenziale, il Ch’i. Anticamente i cinesi ritenevano che il Ch'i fosse una forza vitale in grado di pervadere l'universo, di far muovere gli astri e generare la vita, di permeare i nostri corpi attraverso l’aria che respiriamo. La parola Ch’i infatti si traduce proprio come “respiro” e l’esercizio finalizzato a canalizzare questa energia interna, molto al di là della forza muscolare o fisica, è strettamente legato alla respirazione, alla concentrazione sul proprio fiato e quindi sul proprio pensiero. Tre sono gli stadi fondamentali in cui si acquisiscono le tre diverse forme di energia interiore. Si parte dal Ching, l’essenza, il livello esteriore di abilità in cui si si apprendono l'esecuzione dei movimenti e le posizioni corrette, uno stadio fondamentale per poi passare come dicevamo al Ch’i, l’energia interna. Solo imparando a far fluire l’energia interiore si potrà raggiungere una reale efficacia nelle tecniche. Ma è con lo Shen, l’energia mentale o spirituale, che si raggiunge lo stadio della vera bravura, il vero controllo del sé, la vetta più alta.

A questo punto il praticante e il kung fu si fonderanno, diventeranno una cosa sola, e sarà in quel momento che l’allievo potrà indossare i panni del maestro, scegliendo a sua volta un discepolo a cui insegnare tutti i segreti di quest’antichissima pratica, secondo i dettami di una tradizione atavica e immortale. Basti pensare infatti a tutti i rituali che compongono il kung fu. Nati all’epoca di Confucio, vengono ancora oggi eseguiti allo stesso modo e secondo lo stesso ordine di un tempo, in tutte le scuole, come la cerimonia del saluto, la venerazione per gli antichi Maestri, le relazioni fra gli allievi, il rispetto dell'anzianità di pratica. Nel saluto in piedi ad esempio, in cui la mano destra avvolge la sinistra chiusa a pugno all’altezza del naso, è racchiuso il principio che anima tutto il pensiero della filosofia e della cultura cinese. La mano sinistra chiusa rappresenta il sole, mentre la destra che avvolge l’altra rappresenta la luna. Sole e luna, luce e buio, altro non sono che lo Yin e lo Yang, la cui unione è indicata proprio attraverso la formula del saluto.

Ed è sempre secondo il principio dello Yin e Yang che le arti marziali sono state suddivise in due grandi gruppi, che fanno capo ai due stili per eccellenza, lo Shaolin e il T’ai Chi. Se il primo si riferisce alle caratteristiche esteriori delle tecniche, quindi forza e velocità, il secondo si riferisce allo sviluppo dell’energia interna. Per entrambi, in ogni caso, il bilanciamento delle forze e delle energie è fondamentale, i movimenti più duri e veloci cederanno il passo a quelli più morbidi e lenti e viceversa, ancora una volta secondo il principio cardine dello Yin e Yang, dell’armonia che governa l’universo, l’armonia tra cielo e terra, mente e corpo. Ma è il movimento alla base di tutto, il principio della vitalità e dell’energia. Come disse una volta Bruce Lee, “bisogna cercare l’equilibrio muovendosi, non stando fermi”. I principi dinamici infatti, che comprendono i cinque elementi, legno, fuoco, terra, metallo e acqua, unitamente allo Yin e Yang, costituiscono il simbolo del kung fu, raffigurato dai cinque petali gialli del fior di prugno e dal tao, posto al centro della corolla, ad indicare lo stretto legame tra i cinque elementi e le manifestazioni della terra, del cielo e dell’uomo, intersecati in una indicibile armonia. È proprio il simbolismo, insieme ai dogmi e a un rituale millenario, come reale manifestazione di uno stato d’animo, a rendere il kung fu molto più di un semplice sport, ma una vera e propria forma mentis. Il kung fu vive così in tutto ciò che facciamo, è nel cuore e nello spirito… ogni cosa è kung fu.

Anthea Claps

Anthea Claps

Laureata in Filologia classica presso l'Università Federico II di Napoli, ha una grande passione per l'arte, la musica e i viaggi. Animata da insaziabile curiosità, sostiene l'importanza della cultura e del "never stop training".

Lascia un commento