La Cina migliora l’autostima, l’indipendenza e la capacità di adattamento: lo afferma il 92% dei giovani che ha vissuto lì

Il vero banco di prova per il nostro progresso non è tanto se riusciamo a far crescere l’abbondanza di coloro che già hanno troppo, ma piuttosto consiste nel cercare di fornire abbastanza a coloro che hanno troppo poco.

Questa frase fu pronunciata dal presidente americano Franklin D. Roosevelt nel 1933 e da allora ne è stata fatta di strada, certo il percorso è ancora lungo e tortuoso, ma è un buon inizio. Ai già industrializzati continenti infatti, come l’America del nord e l’Europa, oggi si aggiunge a pieno titolo anche il continente asiatico, la cui indiscussa punta di diamante è la Cina. Terra di risaie, panda e kung fu, ha conosciuto uno sviluppo incredibile, specialmente da un punto di vista economico e tecnologico. A questo si aggiungono una storia antichissima, tradizioni secolari e una cultura ricca di fascino, che da sempre ammaliano il mondo occidentale, alla ricerca di nuovi equilibri, nuove sfide, nuovi orizzonti. In un mondo altamente globalizzato e hi tech, come quello in cui viviamo oggi, il confine tra oriente e occidente sta diventando sempre più labile e il viaggio alla volta “Catai” non è mai stato così smart. Le barriere geografiche, culturali e ideologiche si stanno sgretolando sotto i nostri occhi alla velocità della fibra, all’insegna dello scambio ormai quotidiano.

Chi non possiede oggi uno smartphone a firma Huawei o Xiaomi? Lo sapevate invece che il brand di moda Krizia è ormai passato al gruppo di Shenzhen e che Fca, Telecom Italia, Enel e Generali sono solo alcune delle realtà industriali italiane in cui le aziende cinesi hanno una partecipazione?

La verità è che ormai dalla Cina importiamo più di quanto esportiamo, quasi il doppio. Questo perché è una realtà economica ormai molto più potente della nostra. Basti pensare ad Alibaba, il gigante cinese di e-commerce che tiene testa solo ad Amazon, il colosso americano del business online. Anche la lingua cinese, così come il mercato, ha ormai conquistato il mondo: è la lingua oggi più parlata, seconda soltanto all’inglese. Una recente statistica Ipsos attesta come anche in Italia si stia diffondendo sempre di più lo studio della lingua cinese nelle scuole superiori, sia come materia curriculare che extracurriculare, con dei risultati più che positivi e con tanto di rilascio di certificazione. Addirittura, il 41% delle scuole con corsi curriculari ha inserito il cinese come materia fondante all’esame di stato e il 47% intende farlo per il futuro… qualcosa vorrà pur dire!

Cina Giovani

Le scuole dal profilo internazionale, che prevedono quindi l’insegnamento del cinese, si collocano soprattutto nel nord Italia, con buone percentuali però anche nel centro-sud, grazie all’iniziativa di dirigenti scolastici aperti, cosmopoliti e innovativi, supportati chiaramente da insegnanti qualificati, anche madrelingua. Alle non poche ore d’aula si affiancano naturalmente anche dei progetti di scambio e mobilità, che per i ragazzi sono essenziali, costituiscono delle esperienze formative uniche e irripetibili, che porteranno come bagaglio di conoscenze per la tutta la vita. Il 92% dei ragazzi che ha vissuto un anno scolastico in terra Serica valuta positivamente questa esperienza, poiché l’incontro con una cultura così diversa comporta dei benefici innanzi tutto a livello personale oltre che di arricchimento culturale.

I ragazzi l’hanno definita una grande opportunità di crescita, di maturità, ideale per fortificare l’autostima, l’indipendenza e l’adattamento, oltre che di apertura mentale nei confronti delle diversità, il che oggi è un punto fondamentale e spesso costituisce ancora un ostacolo da sormontare. Inoltre, il metodo scolastico cinese, basato su rigoroso impegno, competizione e dinamismo, costituisce un’ottima palestra di vita, insegna a porsi degli obiettivi e a inseguirli con determinazione, a non arrendersi davanti alle difficoltà e a farsi valere sempre. Tutto ciò offre delle notevoli chances in più anche per trovare lavoro, sia per le competenze acquisite sia per il valore conferito al curriculum da un’esperienza unica e ineguagliabile.

Lo scambio e il contatto con “l’altro polo dell’esperienza umana” diventa quindi sempre più importante, più necessario, in un’epoca in cui dominano le parole “internazionale”, “cittadini del mondo”, “cosmopolita”, un’epoca in cui le distanze si annullano grazie alla rete. Ed è sempre grazie alla rete che le nuove generazioni di iperconnessi vivono l’esigenza di questo connubio in maniera del tutto spontanea, senza pregiudizi o immotivate chiusure, ma anzi con gli occhi pieni di ardore e meraviglia, sognando il paese della tecnologia, del progresso, dell’economia, sognando il paese del futuro.

Anthea Claps

Anthea Claps

Laureata in Filologia classica presso l'Università Federico II di Napoli, ha una grande passione per l'arte, la musica e i viaggi. Animata da insaziabile curiosità, sostiene l'importanza della cultura e del "never stop training".

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