Cina: da buona terra a metropoli ultra tecnologica

È davvero sorprendente il salto che ha compiuto questa singolare civiltà, che da società principalmente contadina, profondamente legata al valore della terra e delle sue risaie, si sia trasformata nel giro di pochi anni in una potenza economica, grazie alla nascita di industrie e società che hanno assunto un forte peso all’interno degli assetti finanziari mondiali. Con lo sviluppo e il benessere è mutato quindi anche il tessuto sociale, con annesso sistema dei valori, per cui il possesso di un lotto di terra è stato sostituito ora dalle quotazioni in borsa. È cambiata così anche la posizione sociale della donna grazie alla conquista della parità di genere, il che, sebbene viviamo nel XXI secolo, non è ancora così scontato, come i paesi arabi purtroppo ci ricordano.

In Cina sono invece sempre più numerose oggi le donne che ricoprono degli incarichi e dei ruoli di tutto rispetto, sono a capo di multinazionali, dell’industria del cinema e le principali militanti del mondo culturale. Si è diffusa quindi l’immagine di una donna “urbana”, autonoma, realizzata, forte e indipendente. Tutti aggettivi ugualmente riferibili alla nuova immagine della Cina contemporanea, ormai ben lungi da quel paese di risaie narrato da Pearl S. Buck ne “La buona terra”, romanzo del 1931 che vinse il premio Pulitzer per la narrativa e che, qualche anno dopo, le valse il Nobel per la letteratura, premio conferito per la prima volta a una donna americana.

Pechino

La vicenda di Wang Lung e di sua moglie O-lan, sullo sfondo di una Cina contadina di inizio ‘900, offre uno spaccato all’insegna del verismo di quelli che erano all’epoca la vita, la società e il sistema di valori del mondo serico. Narra la povertà, il duro lavoro, il forte attaccamento alla terra, da cui dipendevano le sorti di un’intera famiglia. Ammonisce così i suoi figli Wang Lung sul letto di morte:

“Quando si comincia a vendere la terra è la fine di una famiglia. Dalla terra siamo venuti e alla terra dobbiamo ritornare”.

Erano i tempi in cui una piena o una siccità avrebbero fatto la fortuna o segnato la rovina di un intero villaggio. E in tutto questo si erge la figura di O-lan, l’eroina del romanzo, che incarna appieno i tratti della donna confuciana del tempo, una donna che dev’essere “buona come la terra”, una donna dedita al lavoro, dalla pelle imbrunita dal sole, dal lavoro nei campi, madre attenta e angelo del focolare, virtuosa nel resistere alle fatiche, al dolore e alle più diverse umiliazioni, in silenzio, senza mai scomporsi, anzi, facendo spesso ricorso “all’arte dello scomparire”. Questo prevedeva per le donne la regola di Confucio, che una volta disse

“ci sono due categorie di persone con le quali non è mai facile intendersi, gli uomini dappoco e le donne".

Sebbene quindi il confucianesimo fosse riconosciuto universalmente come sinonimo di armonia ed equilibrio, presentava tuttavia un grosso neo, quello di avere una visione prettamente maschilista, rigida e severa. È quindi la regola dei piedi fasciati e dei tre padroni: il padre, il marito e i figli. Lo si vede bene nelle pagine del racconto, in cui, sfogliandolo, è possibile quasi sentire il sudore della fronte di O-lan, travolta da ogni genere di “fortuna”, per intenderla alla latina maniera.

Questo avvincente romanzo offre davvero un quadro fedele e dettagliato di quella che era la Cina del tempo, non solo da un punto di vista familiare e delle relazioni, ma anche antropologico, sociale, dallo svolgimento dei funerali, rigorosamente in bianco, all’esistenza di figure come quella di Loto e Fior di Pero. La grande fedeltà e veridicità dell’opera si devono al lungo soggiorno dell’autrice nella regione di Jiangsu, a nord di Shanghai. Pearl visse in quella Cina contadina, medioevale direi, dall’infanzia fino al 1934, quindi ben 42 anni, in cui vide con i propri occhi quello spaccato che descrive con così grande realismo. Se poniamo a confronto l’immagine della buona terra che emerge da questo romanzo con le strade affollate e illuminate dai grattacieli che svettano nelle metropoli di oggi non potremmo che essere sbalorditi pensando ai passi da gigante che ha compiuto in così poco tempo questa millenaria società. Vi ricordo che il romanzo è del 1931, quindi non si tratta di un tempo troppo lontano dal presente. Dall’emancipazione femminile a tutto il macrocosmo dei nuovi valori che tale conquista ha portato con sé, il cambiamento è stato davvero notevole.

Pechino Antica Moderna

Se un tempo la terra costituiva il miglior investimento per il proprio futuro, oggi quel prezioso fazzoletto è stato sostituito dall’importanza della cultura, della formazione, che costituiscono il motore della ricerca e del progresso, che a loro volta ci stanno guidando verso una società sempre più evoluta. La Cina di oggi sta investendo così nelle nuove tecnologie, in cui primeggia in maniera indiscussa, avendo dribblato ormai da tempo anche la Silicon Valley. Sta investendo nelle industrie, nei mercati internazionali, ma soprattutto nei servizi, per garantire una migliore qualità della vita, una maggiore efficienza e funzionalità di tutti i settori, sia per i cittadini, circa un miliardo e mezzo, che per i visitatori, all’insegna dell’accoglienza e della più calorosa ospitalità. La Cina si è trasformata così in un Paese all’avanguardia, in cui è possibile trovare tutto ciò di cui si ha bisogno, in cui chiunque può trovare il proprio posto, la propria dimensione, in quella buona terra dai generosi frutti in cui non è necessario avere gli occhi a mandorla per sentirsi parte integrante della sua bellissima fioritura.

Anthea Claps

Anthea Claps

Laureata in Filologia classica presso l'Università Federico II di Napoli, ha una grande passione per l'arte, la musica e i viaggi. Animata da insaziabile curiosità, sostiene l'importanza della cultura e del "never stop training".

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