Il Tè e la seta, tradizioni millenarie all'ombra dell'Impero Celeste

Conoscere a fondo un luogo vuol dire conoscere gli elementi di cui quel territorio si nutre per creare e rafforzare la propria identità nel tempo. E quale elemento migliore dell’artigianato può farsi portavoce di quei valori e di quelle storie che connotano un territorio in modo unico e particolare? La storia di un luogo passa infatti anche attraverso i prodotti e i manufatti che sono frutto di un lavoro manuale prezioso, originatosi dal connubio indissolubile tra la creatività personale e le competenze tecnico- artistiche eredi di una tradizione che affonda le sue radici in un passato secolare. E la tradizione, si sa, è pietra miliare della cultura cinese che, culla di una civiltà antichissima, è da sempre profonda conoscitrice di un’arte manifatturiera in grado di raccontare il Paese attraverso la narrazione di gesti e abitudini di un tempo, trasformati dal presente e dall’incontro con l’innovazione.

Seta

La sericultura ne rappresenta l’esempio migliore. Da sempre considerata nobile e preziosa, la seta affonda le sue origini in un universo infinito di miti e racconti che da secoli alimentano l’immaginario collettivo relativo alla Cina millenaria. Un’antica leggenda attribuisce la scoperta dell’utilità del baco da seta alla giovanissima moglie dell’imperatore Hoong-Ti, Xi-Lin-Shi, vissuta nel lontanissimo XXVIII secolo a.C.  Secondo la tradizione, l’imperatrice stava sorseggiando del thè all’ombra di un albero di gelso nell’immenso giardino del suo palazzo, quando il bozzolo di un baco cadde nella sua tazza. Disturbata dall’imprevisto, afferrò immediatamente il bozzolo che, a causa del calore della bevanda, iniziò a sfilarsi attorno alle sue regali dita. Metro dopo metro, quel filo misterioso, resistente e lucente, coprì l’intero giardino dipanandosi nelle trame sottili di un vero e proprio tessuto. L’imperatrice ebbe così una geniale intuizione, un’idea che avrebbe segnato per sempre il destino commerciale della sua Nazione, rendendola per secoli protagonista indiscussa di una tradizione artigianale di immenso valore.

Intuendo infatti le potenzialità della sua scoperta, decise di dedicarsi alla coltivazione specializzata di quei preziosi arbusti, dalle cui foglie trovavano nutrimento i bachi, diventando la prima sericoltrice della storia. Inventò successivamente il telaio per la lavorazione della seta e insegnò ad altre donne di corte i preziosi segreti della nuova arte, entrando di diritto nel pantheon delle divinità cinesi con il nome di “Can Nai Nai”, Madre del baco da seta.   Inizialmente appannaggio degli imperatori, delle loro corti e dei sacerdoti, la cui classe di appartenenza veniva indicata dal particolare colore del tessuto, la seta si diffuse ben presto tra tutte le classi sociali, che iniziarono ad utilizzarla non più soltanto per l’abbigliamento, ma anche per la produzione di oggetti di uso comune, come le corde degli strumenti musicali o le reti da pesca. Le varie fasi dell’allevamento del baco da seta, nonché della filatura e della tessitura della seta, erano affidate esclusivamente alle donne, a cui si richiedeva un impegno meticoloso ed estremamente pesante a causa della complessità delle operazioni da svolgere.

La Cina, diventata così centro d’eccellenza della sericultura, iniziò ad intrecciare intensi scambi con gli imperi medio orientali, arrivando persino in Europa, attraverso un’antica rotta commerciale che prese successivamente il nome di Via della Seta, proprio in onore del bene più prezioso che veniva trasportato. I Romani ne furono ben presto così affascinati da essere disposti, pur di procurarsela, a spendere cifre talmente alte da indurre filosofi e moralisti del calibro di Seneca ad individuare in essa una delle cause principali delle frequenti crisi economiche che attanagliavano l’Impero. Da allora la produzione serica si è arricchita di tecniche e processi all’avanguardia che conservano però il sapore di quell’artigianato tradizionale che, per millenni, ha reso la lavorazione della seta motivo di orgoglio dell’Impero Celeste. E quando si parla di orgoglio cinese non si può dimenticare il prodotto per eccellenza del Paese del Dragone, simbolo di un patrimonio storico e sociale dal valore inestimabile.

Conosciuto, sin dai primordi della sua scoperta, per le sue proprietà antiossidanti e terapeutiche, il tè ha da sempre esercitato sulla cultura cinese un forte potere simbolico, legandosi indissolubilmente al senso di pace e di armonia ricercato dalla tradizione sinica. E come da tradizione, anche le sue origini si legano ad un’antica leggenda. Si narra, infatti, che l’uso del tè venne scoperto nel 2737 a.C. dall’imperatore Chen Nung, denominato il Divino Mietitore per le sue politiche in campo agricolo, a cui caddero accidentalmente alcune foglie di tè in una tazza d’acqua bollente, sprigionando aromi e fragranze dal sapore particolare. L’imperatore fu talmente pervaso dalla sensazione di benessere rilasciata dall’infuso da decidere di avviarne delle coltivazioni in tutto l’impero.

Che sia frutto di una leggenda o dell’intuizione di lungimiranti coltivatori dell’antichità, il tè ha da sempre rappresentato per il popolo cinese molto più di una semplice bevanda, diventando nel tempo protagonista di veri e propri riti conviviali, attraverso cui socializzare, creare alleanze e talvolta parlare di affari. É infatti la dimensione sociale a renderlo un elemento speciale per la società sinica, dove l’offrire una tazza di tè rappresenta un gesto di accoglienza verso un ospite, così come un atto di rispetto verso un membro più anziano della comunità. Ed è stato proprio questo aspetto a far sì che si creasse attorno ad esso una vera e propria cerimonia da tramandare di generazione in generazione. Uno dei più antichi e suggestivi riti relativi alla preparazione del tè ha avuto origine nelle province cinesi del Fujian e del Guangdong per poi svilupparsi nell’intero Paese. Conosciuta con il nome di Kung Fu Cha, o Gong Fu Cha, ossia “tè preparato con cura e attenzione”, questa tradizionale procedura richiede impegno e dedizione, proprio come la preparazione atletica caratteristica delle arti marziali.

Caposaldo della cultura cinese, la cerimonia del tè ha ispirato poeti e narratori nella creazione di veri e propri manuali in cui essa assume i contorni di una sofisticata forma d’arte. La più antica testimonianza in materia risale al 758 d.C. quando il giovane monaco cinese Lu Yu compose “Il canone del tè”, un testo in cui sono elencate con dovizia di particolari tutte le fasi di coltivazione, preparazione e consumo di questa speciale bevanda. Momento di raccoglimento e meditazione, la cerimonia del tè è caratterizzata da movimenti lenti e armoniosi attraverso cui l’uomo entra in contatto diretto con la natura, ricreando quel dualismo armonioso tra spirito e corpo presente nello Yin e nello Yang. Anche la scelta dei materiali degli utensili da utilizzare nella preparazione dell’infuso deve essere conseguita con particolare cura e attenzione per far sì che ne rimangano inalterati il sapore e il colore. È per questo ad esempio che la teiera tradizionale, denominata Yixing come l’omonima località di provenienza, è principalmente composta da argilla rossa, materiale poroso in grado di assorbire gli aromi caratteristici del tè che vi viene infuso. Di legno di bambù sono invece composti il vassoio e il cucchiaio che servono a raccogliere e versare le foglie di tè nella teiera…da mettere in infusione giusto il tempo di cinque profondi respiri!

Nonostante in Cina siano prodotte più di mille varietà di tè, è tuttavia possibile racchiuderle in sei categorie in base alle modalità di lavorazione che le foglie subiscono dopo la raccolta: Heicha, il tè nero più diffuso in Occidente, Lucha, il tè verde conosciuto per le sue proprietà benefiche, Qingcha, il tè oolong semifermentato caratterizzato da un aroma fruttato, Baicha, il tè bianco apprezzato per il suo sapore delicato, Huangcha, il tè giallo dalle proprietà curative e Hongcha, il tè rosso antiossidante dal gusto morbido. Sapori dal passato in cui immergersi ancora oggi tra i tavolini delle caratteristiche case da tè, luoghi affascinanti e misteriosi dove respirare le suggestive atmosfere di una storia millenaria dall’aroma inconfondibile.

Marta Frescura

Marta Frescura

Laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno, si interessa di arte e di cinema, fantasticando tra quadri impressionisti e scene girate tra i mercatini di Notting Hill. Delle tante esperienze all’estero conserva i colori, i profumi e una valigia piena di emozioni e funny quotes, sempre pronta per essere riempita ancora. Sostenitrice del “learning by doing”, crede nell’alto valore della formazione come promotore di sviluppo.

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